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Los Blogs de PrimerosCristianos

Yo ya creo en Dios y le hablo ¿Para qué quiero los sacramentos?

Si dejamos que Jesús se acerque a nosotros veremos cómo nos consuela, nos enseña a discernir lo verdaderamente razonable, nos alimenta, nos transforma y nos sana. Los sacramentos son esos momentos privilegiados, adecuados para cada una de las circunstancias de la vida, en que Jesús se acerca a nosotros con toda la fuerza transformadora de su amor.

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¿Es razonable creer en Dios?

¿Cómo funciona esto de la fe? Dios sale a nuestro encuentro de muchas maneras. En cada experiencia conmovedora de la naturaleza, en cada encuentro verdaderamente humano, en cada aparente casualidad, en cada sufrimiento, en cada reto que se nos plantea, hay un mensaje escondido de Dios para cada uno. También lo escuchamos en la voz de nuestra conciencia si está abierta a la verdad.

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Galilea en tiempos de Jesús

En los comienzos de la era cristiana vivían en Galilea gentes de dos culturas distintas. Una parte importante de la población estaba constituida por personas de formación helénica, que ha­blaban griego, vivían sobre todo del comercio y la in­dustria, y vivían en las grandes ciudades como Tolemaida ‑con un puerto impor­tante en el Mar Mediterráneo‑, Séforis ‑en el interior‑ o Tiberiades ‑a orillas del Mar de Galilea‑. En cambio, la población rural era predominantemente judía, ha­blaba arameo, y vivía en casas de campo, aldeas o pequeñas poblaciones. Algunos de sus nombres resultan muy familiares para los lectores de los Evangelios: Nazaret, Caná, Cafarnaum, Corazim, Betsaida, ...

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La vocazione della Vergine Maria.

Maria è chiamata a credere in una maternità verginale

Colei che ha creduto

1.Nel racconto evangelico della Visitazione, Elisabetta "piena di Spirito Santo", accogliendo in casa Maria, esclama: "Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore" (). Questa beatitudine, la prima riferita dal Vangelo di Luca, presenta Maria come colei che con la sua fede precede la Chiesa nella realizzazione dello spirito delle beatitudini.

L’elogio tessuto da Elisabetta alla fede di Maria è rafforzato dal confronto con l’annuncio dell’angelo a Zaccaria. Una lettura superficiale delle due annunciazioni potrebbe considerare simili le risposte di Zaccaria e di Maria al messaggero divino: "Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni", dice Zaccaria; e Maria: "Come avverrà questo? Non conosco uomo" (Lc 1, 18.34). Ma la profonda differenza tra le disposizioni intime dei protagonisti delle due vicende emerge dalle parole stesse dell’angelo, che rivolge a Zaccaria un rimprovero per la sua incredulità, mentre offre immediatamente una risposta alla domanda di Maria. A differenza dello sposo di Elisabetta, Maria aderisce pienamente al progetto divino, non subordinando il suo consenso alla concessione di un segno visibile.

All’angelo che le propone di diventare madre, Maria fa presente il suo proposito di verginità. Ella, credendo nella possibilità del compimento dell’annuncio, interpella il messaggero divino solo sulle modalità della sua realizzazione, per meglio adempiere la volontà di Dio, alla quale intende aderire ed affidarsi con totale disponibilità. "Cercò il modo, non dubitò dell’onnipotenza di Dio", commenta sant’Agostino (Sermo 291).

2.Anche il contesto in cui si realizzano le due annunciazioni contribuisce ad esaltare l’eccellenza della fede di Maria. Nel racconto di Luca cogliamo la situazione più favorevole di Zaccaria e la inadeguatezza della sua risposta. Egli riceve l’annuncio dell’angelo nel tempio di Gerusalemme, all’altare davanti al "Santo dei Santi"); l’angelo gli si rivolge mentre offre l’incenso, durante quindi il compimento della sua funzione sacerdotale, in un momento saliente della sua vita; la decisione divina gli viene comunicata durante una visione. Queste particolari circostanze favoriscono una più facile comprensione dell’autenticità divina del messaggio e costituiscono un motivo d’incoraggiamento ad accoglierlo prontamente.

L’annuncio a Maria avviene, invece, in un contesto più semplice e feriale, senza gli elementi esterni di sacralità che accompagnano quello fatto a Zaccaria. Luca non indica il luogo preciso in cui avviene l’Annunciazione della nascita del Signore: riferisce solo che Maria si trovava a Nazaret, villaggio poco importante, che non appare predestinato all’evento. Inoltre, l’evangelista non attribuisce singolare rilevanza al momento in cui l’angelo si rende presente, non precisandone le circostanze storiche. Nel contatto con il messaggero celeste l’attenzione verte sul contenuto delle sue parole, che esigono da Maria un ascolto intenso e una fede pura.

Quest’ultima considerazione ci permette di apprezzare la grandezza della fede in Maria, soprattutto se confrontata con la tendenza a chiedere con insistenza, ieri come oggi, segni sensibili per credere. L’assenso della Vergine alla Volontà divina è motivato, invece, solo dal suo amore per Dio.

3.A Maria è proposto di aderire ad una verità molto più alta di quella annunciata a Zaccaria. Questi è invitato a credere in una nascita meravigliosa che si realizzerà all’interno di un’unione matrimoniale sterile, che Dio vuole rendere feconda: intervento divino analogo a quelli di cui avevano beneficiato alcune donne dell’Antico Testamento: Sara (18,10-14), Rachele (), la madre di Sansone (), Anna, madre di Samuele ().In tali episodi viene sottolineata soprattutto la gratuità del dono di Dio.

Maria è chiamata a credere in una maternità verginale, di cui l’Antico Testamento non ricorda nessun precedente. In realtà il noto oracolo di Isaia: "Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele" (Is 7, 14), pur non escludendo tale prospettiva, è stato esplicitamente interpretato in questo senso soltanto dopo la venuta di Cristo, e alla luce della rivelazione evangelica.

A Maria è richiesto di aderire ad una verità mai enunciata nel tempo precedente. Ella l’accoglie con animo semplice e audace. Con la domanda: "Come avverrà questo?" esprime la fede nel potere divino di conciliare la verginità con la sua eccezionale ed unica maternità.

Rispondendo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo" (Lc 1, 35), l’angelo offre l’ineffabile soluzione di Dio all’interrogativo posto da Maria. La verginità, che sembrava un ostacolo, diviene il contesto concreto nel quale lo Spirito Santo opererà in lei il concepimento del Figlio di Dio incarnato. La risposta angelica apre la via alla cooperazione della Vergine con lo Spirito Santo nella generazione di Gesù.

4.Nella realizzazione del disegno divino si attua la libera collaborazione della persona umana. Maria, credendo alla Parola del Signore, coopera all’adempimento della maternità annunciata.

I Padri della Chiesa sottolineano spesso questo aspetto del concepimento verginale di Gesù. Soprattutto sant’Agostino, commentando il Vangelo dell’Annunciazione, afferma: "L’angelo annunzia, la Vergine ascolta, crede e concepisce" (Sermo 13 in Nat. Dom.). Ed ancora: "Il Cristo è creduto e concepito mediante la fede. Prima si verifica la venuta della fede nel cuore della Vergine, e in seguito viene la fecondità nel seno della Madre" (Sermo 293).

L’atto di fede di Maria ricorda la fede di Abramo, che ai primordi dell’Antica Alleanza ha creduto in Dio, divenendo così capostipite di una posterità numerosa (cf. Gen 15,6Redemptoris Mater, 14). All’inizio della Nuova Alleanza anche Maria con la sua fede esercita un influsso decisivo sul compimento del mistero dell’Incarnazione, inizio e compendio di tutta la missione redentrice di Gesù.

Lo stretto rapporto tra fede e salvezza, posto in risalto da Gesù nella sua vita pubblica (cf. Mc 5, 3410, 52; ecc.), aiuta a comprendere anche il fondamentale ruolo che la fede di Maria ha esercitato e continua ad esercitare nei confronti della salvezza del genere umano.

San Giovanni Paolo II , 3 luglio 1996

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Annuario Pontificio: aumentano i cattolici nel mondo

Nell’arco temporale che va dal 2005 al 2012 i fedeli battezzati nel mondo sono passati da 1.115 a 1.229 milioni, con un aumento relativo del 10,2 per cento. E’ quanto rileva l’Annuario Pontificio 2014, la cui redazione è stata curata dall’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa. Confrontando il dato con l’evoluzione della popolazione mondiale nello stesso periodo passata da 6,46 a 7,02 miliardi, si osserva che l’incidenza dei cattolici a livello planetario è lievemente aumentata, da 17,3 per cento a 17,5 per cento. Il contributo delle varie aree geografiche al dato complessivo risulta diversificato.

L’Europa, pur ospitando il 23 per cento della comunità cattolica mondiale nel 2012, si conferma l’area meno dinamica in assoluto, con una crescita del numero dei fedeli battezzati di poco superiore al due per cento, nell’arco di tempo considerato. La presenza dei cattolici sul territorio si stabilizza attorno al 40 per cento.

Il continente africano rimane senza dubbio quello con la maggiore crescita. Il numero dei cattolici in Africa (pari nel 2012 a quasi 199 milioni), infatti, è aumentato ad un ritmo pari a quasi il doppio di quello dei paesi del continente asiatico (pari al 29 per cento) e di gran lunga superiore alla crescita della popolazione nello stesso intervallo di tempo. Risultano così confermati l’accresciuto peso del continente africano (i cui fedeli salgono dal 13,8 per cento del 2005 al 16,2 per cento del 2012 di quelli mondiali) e il continuo calo, invece, di quello europeo, per il quale la percentuale sul totale mondiale è scesa dal 25,2 per cento del 2005 al 23,3 per cento del 2012. Crescente appare, anche, l’incidenza nel mondo cattolico del continente asiatico che, con un peso di oltre il 60 per cento della popolazione mondiale, si mantiene attorno all’11 per cento in tutto il periodo esaminato. Si consolida la posizione dell’America quale continente a cui appartiene il 49 per cento dei cattolici battezzati del mondo. Stabile rimane, infine, l’incidenza dei cattolici su 100 abitanti in Oceania, anche se con una consistenza che non raggiunge lo 0,8 per cento della popolazione cattolica mondiale.

Nel periodo 2005-2012 il numero dei vescovi nel mondo è passato da 4.841 a 5.133 con un aumento di 292 presuli, pari al 6 per cento. Tutti i continenti hanno presentato un incremento che percentualmente ha oscillato intorno alla media mondiale per l’America e l’Oceania, l’incremento percentuale più basso (il 3,3 per cento) è stato registrato dal numero dei vescovi europei e quello più alto (l’11 per cento) dai vescovi africani e asiatici. Di conseguenza il peso dei vescovi americani e oceanici non è cambiato nel periodo sotto esame, mentre quello dei vescovi europei ha subito una riduzione di circa un punto che è andato a favore dei continenti africani e asiatici.

Nel 2012 i sacerdoti nel mondo erano 414.313 di cui 279.561 membri del clero diocesano e 134.752 del clero religioso; nel 2005 erano invece 406.411 suddivisi in 269.762 diocesani e 136.649 religiosi. Il numero complessivo dei sacerdoti nel 2012, rispetto a quello del 2005, ha subito una crescita di circa il 2 per cento, risultante dall’aumento del 3,6 per cento del clero diocesano e dal calo dell’1,4 per cento di quello religioso. L’incremento più alto si è registrato in Africa (24 per cento) e in Asia (20 per cento), a cui seguono l’America (1,6 per cento) e l’Oceania (0,2 per cento); sono invece diminuiti i sacerdoti europei (6 per cento). Tranne che nell’Asia e nell’Africa il clero religioso è ovunque diminuito. La distribuzione del clero tra i continenti è caratterizzata da una forte prevalenza di sacerdoti europei (45 per cento nel 2012) che sono il 52 per cento in più dei preti americani (122.924 contro 186.489); il clero asiatico incide per il 14,5 per cento, quello africano per il 9,7 per cento e quello dell’Oceania per l’1,1 per cento. Tra il 2005 e il 2012 non è variata l’incidenza sul totale mondiale dei sacerdoti dell’America e dell’Oceania; invece è cresciuto il peso sia del clero africano (da 8,0 per cento del 2005 a 9,7 per cento del 2012), sia quello del clero asiatico (da 12,3 a 14,5 per cento), crescita che è andata a scapito del peso del clero europeo che è sceso da 48,8 a 45,0 per cento.

I diaconi permanenti costituiscono il gruppo degli operatori pastorali in più forte evoluzione nel corso del tempo: da 33.391 nel 2005 hanno raggiunto le 42 mila unità nel 2012, con una variazione relativa di più 26,1 per cento. Se l’aumento si è manifestato ovunque, tuttavia, i ritmi di incremento permangono diversi fra le varie aree continentali: in Europa il loro aumento è stato significativo, essendo passati in sette anni da poco meno di 11 mila a quasi 14 mila. Anche in America la dinamica è stata sostenuta: nel 2005 questo continente ne contava 21.722, mentre nel 2012 il numero è salito a oltre 27.000 unità. Si sottolinea che questa figura religiosa è molto frequente in America (specialmente quella del nord) con il 64,7 per cento di tutti i diaconi del mondo, ed anche in Europa (32,8 per cento). Scarsa è, invece, la presenza dei diaconi in Africa e in Asia: questi continenti rappresentano insieme appena l’1,5 per cento della consistenza globale.

I religiosi professi non sacerdoti hanno fatto registrare nel periodo sotto esame una lieve crescita numerica. Nel mondo essi contavano 54.708 unità nel 2005 e hanno raggiunto il numero di 55.314 nel 2012. In netto calo in Europa (10,2 per cento), in Oceania (7 per cento) e in America (3,1 per cento), i religiosi non sacerdoti sono aumentati in Asia (27,5 per cento) e in Africa (8,8 per cento). Nel 2012 il peso dei religiosi non sacerdoti in questi due continenti è arrivato a superare la percentuale presente in America. L’Europa continua a mantenere la quota relativa più elevata (31,8 per cento), ma in netta diminuzione.

Le religiose professe hanno rappresentato nel 2012 complessivamente un gruppo di 702.529 unità, per il 38 per cento presente in Europa, seguita dall’America che conta oltre 186 mila consacrate e dall’Asia che raggiunge quasi le 170 mila unità. Rispetto al 2005, il gruppo subisce a livello mondiale una flessione del 7,6 per cento. Il calo ha riguardato tre continenti (Europa, America e Oceania) con variazioni anche di rilievo (intorno al 15 per cento). In Africa e in Asia, invece, l’incremento è stato decisamente sostenuto, il 16,7 per cento per il primo e il 10,5 per cento per il secondo. Come risultato finale di queste dinamiche, la frazione delle religiose professe dell’Africa e dell’Asia sul totale mondiale passa dal 27,9 per cento al 33,9 per cento, a scapito dell’Europa e dell’America la cui incidenza nell’insieme si riduce dal 70,8 al 64,9 per cento.

Il numero di seminaristi è aumentato del 4,9 per cento, passando dai 114.439 del 2005 ai 120.051 del 2012. La crescita maggiore si è avuta in Asia nella quale il numero dei seminaristi nel periodo preso in esame è cresciuto del 18 per cento; all’Asia segue l’Africa con il 17,6 per cento di aumento, seguita a sua volta dal-l’Oceania con il 14,2 per cento; in Europa si è avuto un calo del 13,2 per cento mentre in America si è registrata una diminuzione più contenuta (2,8 per cento). Nel 2012 su 1.000 candidati al sacerdozio di tutto il mondo, 299 erano americani, 296 asiatici, 231 africani, 166 europei e 8 dell’Oceania. Alla variazione numerica rispetto al 2005 si è accompagnata una modifica strutturale all’interno dei continenti. I rapporti di composizione istituiti tra i seminaristi di tali aree e la consistenza mondiale mostrano, infatti, che l’Asia e l’Africa si sono avvantaggiate tra il 2005 e il 2012 ciascuna di circa tre punti percentuali: questo guadagno è andato a detrimento dell’Europa (da 20,1 per cento a 16,6 per cento) e dell’America (da 32,2 per cento a 29,9 per cento).

(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)

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Nuevo año y renovación de los evangelizadores

Estamos comenzando un nuevo año teniendo en cuenta la invitación del Papa Francisco a una transformación de los cristianos y de la Iglesia misma. ¿En qué consiste esta renovación o transformación? ¿Qué nuevas actitudes pide de nosotros, especialmente de los educadores y formadores? ¿Cuáles son las luces que, con estas actitudes, podemos encender en nuestro mundo?

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¿Cómo reconocer la importancia de los valores?

En el capítulo tercero de su “Ética: cuestiones fundamentales”, alude Spaemann a un diálogo de Sócrates, que le dice a su interlocutor: si el placer es el único fin apetecible, será intensamente feliz el que siempre tiene sarna y puede rascarse de continuo. El otro se enfada ante semejante grosería, respondiendo que hay otros placeres más altos. Entonces se plantea Spaemann, ¿qué diferencia hay entre las más altas especies de placer y las más bajas? ¿Y porqué el lenguaje mismo diferencia entre alegría y placer?

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¿Sabes cómo es un grano de mostaza?

También dijo: «¿Con qué vamos a comparar el reino de Dios? ¿Qué parábola podemos usar para describirlo?31 Es como un grano de mostaza: cuando se siembra en la tierra, es la semilla más pequeña que hay,32 pero una vez sembrada sube hasta convertirse en la más grande de las hortalizas, y echa ramas tan grandes que las aves pueden cobijarse bajo su sombra" (Mc. 4, 30-32).

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I primi cristiani credevano davvero nell'Eucaristia?

Desde el principio, la Eucaristía ha tenido un papel central en la vida de los cristianos. Maravilla ver la fe y el cariño con el que tratan a Jesús en el Pan eucarístico. Tienen una fe inquebrantable en que el pan y el vino se convierten, por las palabras de la consagración, en el Cuerpo y la Sangre de Cristo. Los textos que exponemos a continuación son una prueba de que ya desde los primeros tiempos del cristianismo (siglo I).

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La madre de San Pablo, una "sonrisa de Dios"

"Hijos, obedezcan a sus padres, porque ustedes son de Cristo y eso es lo que les corresponde hacer. El primer mandamiento que va acompañado de una promesa es el siguiente: "Respeta y obedece a tu padre y a tu madre, para que todo te salga bien y tengas una larga vida en la tierra. Y ustedes, padres, no hagan enojar a sus hijos. Más bien edúquenlos y denles enseñanzas cristianas" (Efesios 6: 1-4)

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Mujeres seductoras: Berenice y Drusila

“Al día siguiente vinieron Agripa y Berenice con gran ostentación y entraron en la sala de audiencia, junto con los tribunos y los personajes de más categoría de la ciudad. A una orden de Festo, trajeron a Pablo”. (Hch 25, 23)“Después de unos días vino Félix con su esposa Drusila, que era judía; mandó traer a Pablo y le estuvo escuchando acerca de la fe en Cristo Jesús”. (Hch 24, 24)

 

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San Pablo y el «genio femenino»

Me he propuesto releer los textos de San Pablo con los ojos y el corazón de una mujer que no solo pretende redescubrir en ellos la novedad de la defensa de la dignidad femenina, en la que tanto se empeñó Jesucristo durante toda su predicación, sino que con el osado atrevimiento por mi parte, de desmitificar el machismo atribuido al apóstol durante décadas

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