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Mese di novembre - La devozione ai defunti nel cristianesimo primitivo

Ceremonia de entierro en una Catacumba Ceremonia de entierro en una Catacumba

Mese di novembre

"Questi che indossano vesti bianche, chi sono e da dove sono venuti...? Questi sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio, e lo adorano giorno e notte nel suo tempio".
(Apocalisse 7,13-15) 

 

Onore e rispetto per i defunti

La Chiesa Cattolica fin dall'epoca dei primi cristiani, sempre ha circondato i defunti di un'atmosfera di sacro rispetto. Questo e gli onori funebri che sempre li hanno tributato permettono di parlare di un certo culto ai defunti: culto no nel senso teologico stretto, ma inteso come un ampio onore e rispetto sacro verso i defunti da parte di coloro che hanno fede nella risurrezione della carne e nella vita futura.

Il cristianesimo nei suoi primi secoli non rifiutò il culto ai defunti delle antiche civiltà, ma lo consolidò, previa purificazione, dandole il vero senso trascendente, alla luce della conoscenza dell'immortalità dell'anima e del dogma della resurrezione; poiché il corpo - che durante la vita è - "tempio dello Spirito Santo" e "membro di Cristo" (1 Cor 6,15-9) il cui destino definitivo è la trasformazione spirituale nella risurrezione, sempre è stato, agli occhi cristiani, tanto degno di rispetto e di venerazione, come le cose più sante.

Questo rispetto, si è manifestato, in primo luogo, nel modo stesso di seppellire i corpi.

Vediamo, infatti, che ad imitazione di quello che fecero con il Signore Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo e le pie donne, i cadaveri erano con frequenza lavati, unti, avvolti in bende imbevute di aromi, e così accuratamente deposti nel sepolcro.

Negli Atti del martirio di San Pancrazio, si dice che il santo martire fu sepolto "dopo essere stato unto con profumi e avvolto in ricchissimi lenzuoli"; e il corpo di S. Cecilia apparve nel 1599, aprendo l'arca di cipresso che la racchiudeva vestita con ricchissimi abiti.

Però non solo questa accurata preparazione del cadavere è un segno della pietà e del culto professato dai cristiani ai defunti, anche la sepoltura materiale è un'eloquente espressione di questi stessi sentimenti. Questo si vede chiaro specialmente nella venerazione che dall'epoca dei primi cristiani si professò verso i sepolcri: si spargevano fiori sopra essi e si facevano libagioni di profumi sulle tombe dei propri cari. 

 

Le catacombe

Nella prima metà del secondo secolo, dopo avere alcune concessioni e donazioni, i cristiani iniziarono a seppellire i loro morti sottoterra. E così cominciarono le catacombe. Molte di esse si scavarono e si ampliarono attorno alle tombe di famiglie i cui proprietari, recentemente convertiti, non le riservarono solo per i suoi, ma che le aprirono ai loro fratelli nella fede.

Nel tempo, le aree funerarie si allargarono, a volte per iniziativa della stessa Chiesa. E' tipico il caso delle catacombe di San Callisto: la Chiesa assunse direttamente la loro amministrazione e organizzazione, con carattere comunitario.

Con l'Editto di Milano, emesso dagli imperatori Costantino e Licinio nel febbraio dell'anno 313, i cristiani smisero di subire persecuzioni.

Potevano professare liberamente la loro fede, costruire luoghi di culto e chiese dentro e fuori le mura della città e comprare appezzamenti di terreno senza timore di confisca.

Tuttavia, le catacombe continuarono a funzionare come cimiteri regolari fino all'inizio del V secolo, quando la Chiesa tornò a seppellire esclusivamente nella superficie e nelle basiliche dedicate a martiri

importanti.

Però la venerazione dei fedeli, si concentrò in particolare nelle tombe dei martiri; in realtà fu intorno ad esse, dove nacque il culto ai santi. Tuttavia, questo culto specialissimo ai martiri non soppresse la venerazione professata ai morti in generale. Piuttosto, si potrebbe dire che, in qualche modo, restò rafforzata.

Infatti, nella mente dei primi cristiani, il martire, vittima della sua incrollabile fedeltà a Cristo, faceva parte delle file degli amici di Dio, la cui visione beatifica godeva dal momento stesso della sua morte. Quali migliori protettori di questi amici di Dio?

I fedeli così lo intendevano e avevano sempre un altissimo onore riposare dopo la loro morte vicino al corpo di alcuni di questi martiri, fatto che ricevette il nome di sepoltura ad sanctos.

Da parte loro, i vivi erano anche convinti che nessun omaggio ai loro defunti poteva equipararsi a quello di seppellirli al riparo della protezione dei martiri.

Consideravano che con ciò restava assicurato non solo per la inviolabilità del sepolcro e la garanzia del riposo del defunto, ma anche una maggiore e più efficace intercessione e aiuto del santo.

Fu così che le basiliche e chiese, in generale, diventavano veri cimiteri, che ben presto obbligò le autorità ecclesiastiche a porre un limite alle sepolture in esse.

 

Funerali e sepoltura

Però questo in nessun modo influenzò il sentimento di profondo rispetto e venerazione che la Chiesa professava e continuò professando ai suoi figli defunti.

Quindi, nonostante le proibizioni alle quali si vide obbligata per evitare abusi, rimase ferma nella sua volontà di onorarli.

 

E così si stabilì che, prima di essere sepolto, il cadavere fosse portato in chiesa e collocato davanti all'altare, e fosse celebrata la Santa Messa in suo suffragio.

Questa pratica, già così comune verso la fine del secolo IV e della quale S. Agostino ci dà una testimonianza chiara al raccontare i funerali di sua madre S. Monica nelle sue Confessioni, si è mantenuta fino ai nostri giorni.

Sant'Agostino anche spiegava ai cristiani dei suoi giorni come gli onori esterni non riportavano nessun beneficio né onore ai morti, se non erano accompagnati dagli onori spirituali della preghiera: "Senza queste preghiere, ispirate nella fede e nella pietà verso i defunti credo che nulla servirebbe alle loro anime che i loro corpi privi di vita fossero depositati in un luogo santo. Essendo così, convinciamoci che solo possiamo aiutare i defunti se offriamo per essi il sacrificio dell'altare, della preghiera e dell'elemosina "(De cura pro mortuis gerenda, 3 e 4).

Comprendendolo così, la Chiesa, che sempre ebbe la preoccupazione di dare degna sepoltura ai corpi dei suoi figli, offrì per onorarli al meglio i suoi depositi spirituali. Depositaria dei meriti redentori di Cristo, volle applicarli ai suoi defunti, prendendo per pratica offrire in determinati giorni sulle loro tombe quello che in modo così bello S. Agostino chiamò sacrificium pretii nostri, il sacrificio del nostro riscatto.

Già nei tempi di S. Ignazio di Antiochia e di San Policarpo si parla di questo come qualcosa di fondato nella tradizione. Però anche qui l'uso degenerò in abuso, e l'autorità ecclesiastica dovette intervenire per trattenerlo e ridurlo. Così si determinò che la Messa solo si celebrasse sulle tombe dei martiri.

 

 

I defunti nella liturgia

D'altra parte, già dal secolo III è cosa comune a tutte le liturgie la memoria dei defunti.

Cioè, oltre ad alcune Messe speciali che si offrivano per essi presso le tombe, in tutte le altre sinaxis eucarísticas si faceva, come si usa fare ancora, memoria - memento - dei defunti.

Questo stesso spirito di affetto e di tenerezza incoraggia tutte le preghiere e cerimonie del meraviglioso rito delle esequie.

La Chiesa oggi ricorda in particolare i loro figli deceduti durante il mese di novembre, nel quale evidenziano la "Commemorazione di tutti i Fratelli Defunti" il giorno 2 di novembre, specialmente dedicato alla loro memoria e al suffragio per le loro anime, e la "Festività di Tutti i Santi" il giorno 1 di questo mese, che celebra l'arrivo in cielo di tutti quei santi che, senza aver acquisito fama di santità in questa vita, raggiunsero il premio eterno, tra i quali si trova la immensa maggioranza dei primi cristiani.

 
 

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